Convegno fondazione Fresh sull’automazione in frutticoltura: un’occasione unica che ha riunito i maggiori player del settore

L’obiettivo del convegno “Sostenere i nostri frutteti con l’innovazione e l’automazione“, tenutosi il 14 febbraio presso il Campus Unitec di Lugo (RA) con un ottimo riscontro di pubblico, è stato quello di creare un importante momento per fare il punto sulle tecnologie più avanzate e sulle problematiche connesse all’adozione delle tecniche di Frutticoltura di precisione. L’evento ha rappresentato, inoltre, un’occasione unica per riunire i professionisti, i ricercatori e gli operatori del settore, creando opportunità di networking e di collaborazione tra i vari partecipanti.

Il convegno è stato strutturato in due sessioni ed una tavola rotonda.

La prima sessione ha riguardato gli aspetti tecnologici dell’automazione, dai sensori alle piattaforme di lavorazione autonoma, dal collegamento tra pre e post-raccolta alla digitalizzazione della coltivazione di frutti, per finire con i gemelli digitali del frutteto.

La seconda sessione ha invece affrontato il tema dell’introduzione ed adozione delle innovazioni, sia attraverso strumenti di consumer science che di siti di sperimentazione e dimostrazione delle tecnologie innovative.

A queste due sessioni ha fatto seguito una tavola rotonda, cui hanno partecipato la Regione Emilia-Romagna, Melinda, Orogel, la Fondazione Edmund Mach, Mazzoni Group, ed Unitec.

Il programma, molto serrato, ha occupato l’intera mattinata, ma gli argomenti trattati, ed il taglio delle relazioni e degli interventi si sono rivelati di grande interesse per il numeroso pubblico intervenuto, che è rimasto quasi tutto fino alla conclusione della mattinata.

Lo scopo della giornata era di dimostrare, attraverso livelli di complessità crescenti, come l’automazione nel frutteto sia un processo molto complesso, la cui adozione non deve essere data per scontata, né considerata come una tecnologia aggiuntiva, avulsa dall’ordinamento produttivo già in essere nell’azienda.

La prima relazione, tenuta dal Prof. Zanotelli (Università di Bolzano) ha presentato un excursus su diverse tipologie di sensori, da quelli ormai “classici” come le sonde di umidità del terreno, o di parametri meteorologici, a sensori di parametri complessi, come il potenziale idrico del tronco, che esprime il lavoro che la pianta deve svolgere per estrarre acqua dal terreno e rifornire la corrente traspiratoria. Questo genere di sensori può permettere una gestione molto più precisa dell’irrigazione. Alcuni sensori presentati sono prototipi in corso di studio a Bolzano, come un misuratore delle variazioni di circonferenza del frutto costituito da materiali elastici la cui deformazione modifica alcune caratteristiche elettriche della banda elastica. Un altro sensore, appena messo in commercio, e dal costo bassissimo, è un misuratore della traspirazione fogliare, che riesce ad individuare il momento in cui inizia la traspirazione fogliare e può quindi essere usato per regolare l’accensione dell’impianto di irrigazione. Il numero di sensori presentati in questa relazione è stato assai elevato, e ha messo in evidenza potenzialità di conoscere molti parametri fisiologici della pianta o del frutto, ma anche la necessità di sapere scegliere, di volta in volta, quali siano quelli più adatti per realizzare le misure necessarie, pena essere travolti da un eccesso ingestibile di dati!

Nei moderni frutteti è prevedibile che saranno sempre più presenti veicoli a trazione elettrica e a guida completamente autonoma. È stato questo il focus della seconda relazione, esposta da Dario Mengoli (UniBo/Field Robotics), che ha mostrato la natura polifunzionale di questi veicoli, dei quali esistono in commercio diversi modelli, prodotti in genere da piccole società nate apposta. Questi veicoli hanno infatti, oltre alla capacità di eseguire operazioni colturali “tradizionali”, come trattamenti antiparassitari, sfalcio, ecc., anche la possibilità di raccogliere dati – grazie a sensori appropriati – relativi alla performance produttiva del frutteto, come il numero, la distribuzione e le dimensioni dei singoli frutti, o la presenza o il livello di infezioni fungine, per guidare l’applicazione di antiparassitari.

La qualità dei frutti è il focus di tutta la filiera produttiva, ed è l’unico fattore che può determinare il successo o l’insuccesso della produzione. Se il consumatore può trovare nei punti vendita e gustare frutti della migliore qualità, allora l’intera filiera potrà essere adeguatamente remunerata. La qualità si produce sulla pianta, e può solo venire mantenuta, nella fase di post-raccolta. “Diventa quindi importante assicurare che solo la frutta della migliore qualità venga raccolta” – ha affermato il Presidente di Unitec, Angelo Benedetti, mostrando il prototipo di un carro raccolta equipaggiato con sensori non distruttivi della qualità del frutto che danno in tempo reale un feed-back ai raccoglitori sul fatto che stiano raccogliendo, o meno, frutta di qualità e maturazione adeguate. Inoltre, Benedetti ha mostrato un robot progettato per la raccolta automatica di frutti di Kiwi. Questi prototipi verranno presentati al pubblico nel prossimo futuro, e apriranno la strada verso un miglioramento della qualità del prodotto, spostando la selezione del giusto grado di maturazione al momento della raccolta.

“Le prime tre relazioni hanno dimostrato come siano già assai numerose, e il numero può solo aumentare, le soluzioni tecnologiche che generano flussi di dati, ponendo il problema della gestione di questi dati, anche per finalità di machine learning ” ha spiegato il coordinatore della giornata, Luca Corelli Grappadelli, introducendo Matteo Golfarelli, docente di scienze informatiche, ed esperto di big data. Questo intervento ha messo in evidenza il ritardo della frutticoltura nell’adottare soluzioni digitali, rispetto ad altri settori produttivi della società, e questo può essere un fatto positivo, se si può costruire sugli errori altrui. La disponibilità di dati può essere un’arma a doppio taglio, se i volumi e la complessità si rivelassero eccessivi per il tecnico o l’imprenditore. Pertanto, la transizione verso un’azienda digitale richiede una prima fase, imprescindibile, di pianificazione delle scelte da fare, avendo chiaramente in mente l’obiettivo perseguito, che varierà da azienda ad azienda. Una volta disegnata la strategia, i vari step di implementazione dovranno fare i conti con la trasportabilità dei dati da una piattaforma ad un’altra, l’interoperabilità e la condivisione di dati che hanno sorgenti diverse, spesso anche proprietarie, ponendo il problema di condivisione senza ledere i legittimi aspetti di proprietà intellettuale e del suo sfruttamento. I flussi di dati “permetteranno la creazione dell’azienda frutticola digitale, che è altro dall’azienda che fa frutticoltura di precisione”, ha concluso Golfarelli.

L’ultimo intervento della prima sessione – del prof. Lorenzo Marconi, dell’Università di Bologna – ha fatto comprendere meglio la differenza di cui parlava Golfarelli. Anche se i dati innervano entrambe le soluzioni, l’uso dei dati in un contesto di machine learning può consentire di sviluppare i “gemelli digitali” dei frutteti, ovvero degli ambienti virtuali, ma costruiti osservando e misurando frutteti reali, nei quali è possibile studiare in silico diverse strategie di coltivazione, dalle forme e sesti di impianto alla gestione della potatura, del diradamento, dell’irrigazione, nutrizione, ecc., per ottenere indicazioni su quali siano le più appropriate, senza dover condurre sperimentazioni poliennali di campo. Ovviamente le soluzioni individuate dal gemello digitale dovranno essere sperimentate in campo, ma il lavoro sarebbe molto più mirato e dal costo inferiore.

Il filo logico che lega la seconda sessione alla prima è rappresentato dalla constatazione che l’innovazione – in quanto tale – non dà garanzie di risolvere ogni problematica, e quindi sono necessarie attività di tipo diverso, di selezione delle soluzioni più adatte ai diversi contesti produttivi, attraverso strumenti di indagine appartenenti alla consumer science, come ha spiegato Davide Viaggi, dell’Università di Bologna. Gli economisti che studiano questi problemi spesso individuano anche la necessità di istituire o modificare politiche sociali per sostenere l’adozione di queste soluzioni innovative. Pertanto, la semplice produzione di innovazione non è garanzia della sua fruibilità. Un modo di sostenere la diffusione dell’innovazione sarebbe quello di mostrarla all’opera in contesti dimostrativi, ha concluso Viaggi, richiamando i “living labs” del progetto PNRR AGRITECH, di cui si occupa personalmente.

L’intervento successivo, di Walter Guerra, del Centro di Sperimentazione di Laimburg (Bz) ha presentato LIDO (Laimburg Integrated Digital Orchard), un meleto dimostrativo/sperimentale, attivo dal 2022, in cui il Centro invita società e sviluppatori di innovazione a presentare e sottoporre a verifica sperimentale le proprie soluzioni. LIDO è un esempio di “living lab” ante litteram, essendo nato prima dell’inizio del progetto AGRITECH, ma perfettamente in linea con le finalità di dimostrazione e disseminazione di questo progetto. Ogni anno Laimburg pubblica un bando in cui si invitano le aziende a presentare soluzioni su temi specifici, in modo da aggiungere sempre nuova innovazione, che viene mostrata sia attraverso visite specifiche, o giornate dimostrative, a cui partecipano in media alcune centinaia di persone ogni anno.

L’ultimo intervento della sessione è stato quello di uno studente di dottorato in frutticoltura di precisione dell’Università di Bologna – Mirko Piani – in collegamento dall’Australia, dove si trova per un periodo di ricerca nell’ambito del dottorato. Quest’ultimo intervento è stato idealmente rivolto agli studenti del 5° anno dell’Istituto Tecnico Agrario Scarabelli di Imola, che hanno partecipato all’evento su invito degli organizzatori. Mirko ha infatti cercato di fare capire, attraverso esempi tratti dalla sua giovane carriera di ricercatore, come nella Frutticoltura di Precisione o in quella Digitale saranno necessarie competenze nuove, diverse da quelle che uno studente che si affaccia all’università può immaginare di ottenere, in un contesto “classico”. Tuttavia, ha concluso Mirko, “queste nuove competenze permetteranno di impegnarsi in contesti produttivi ad alta tecnologia, e molto sfidanti” e quindi forieri anche di soddisfazione.

Il futuro della frutticoltura italiana è a rischio e necessita di evolvere. Questo quanto emerso dalla tavola rotonda organizzata al termine del convegno. La crisi del settore è legata a una serie di fattori, tra cui la difficoltà nell’adozione/trasferimento delle tecnologie (sensoristica, automazione, digitalizzazione) e la carenza di un ricambio generazionale necessaria a gestirle.

La Regione Emilia-Romagna, spiega Patrizia Alberti, tramite i suoi bandi sta cercando di sostenere gli agricoltori per aumentarne la competitività anche se purtroppo senza sempre raggiungere i risultati sperati. Luca Lovatti di Melinda ha invece illustrato le iniziative volte a ottimizzare i costi e aumentare la sostenibilità ambientale ed economica attraverso l’automazione, ma ha anche sottolineato le difficoltà nel garantire la produttività delle aziende in un contesto di un sempre più ridotto uso della “chimica” in frutticoltura. Silver Giorgini di Orogel ha portato l’attenzione sulla necessità di una maggiore connessione tra istituti tecnici agrari e aziende frutticole, suggerendo che la formazione dei futuri tecnici-agronomi debba evolversi verso competenze più tecnologiche in grado quindi di saper interpretare la mole di dati che la sensoristica e la digitalizzazione del futuro fornirà. Giorgini ha anche evidenziato i gravi problemi legati alla perdita di fertilità del suolo (sostanza organica in primis!) e alla gestione dell’ambiente, un aspetto fondamentale per la sostenibilità ambientale prima ed economica poi. Il frutticoltore per portare avanti tutto ciò ha anche bisogno di un sostegno dal mondo politico, magari legato ad un compenso per il sequestro di carbonio, di anno in anno tacitamente realizzato da una sua meticolosa gestione delle coltivazioni agricole/frutticole.

Maurizio Bottura della Fondazione Edmond Much (FEM) di San Michele all’Adige (TN) ha invece parlato della frammentazione delle aziende agricole, specialmente nelle piccole realtà trentine, che rendono difficile l’adozione delle innovazioni a livello aziendale. Da qui l’importanza delle cooperative per agevolare il trasferimento tecnologico. Nonostante queste difficoltà, la FEM sta comunque portando avanti la ricerca in diversi settori a partire dalla crisi idrica, oramai presente anche in un contesto alpino.

Michele Gerin del gruppo Mazzoni ha sottolineato come invece già le sole difficoltà climatiche possono limitare l’implementazione dell’uso delle nuove tecnologie, rappresentato quindi, nel maggiore dei casi, un costo per l’azienda agricola che decide di investire. Inoltre, accoppiato al limitato risultato apportato dall’innovazione c’è, sempre secondo Gerin, una ridotta volontà da parte dei giovani di entrare in agricoltura. Ciò è deleterio per un settore che ha “fame” di giovani!

Al contrario Angelo Benedetti di Unitec, nel settore della raccolta/post-raccolta, vede l’innovazione non come un costo ma come un investimento per essere sempre più competitivi in un mercato sempre più esigente. Il settore della frutticoltura italiana deve imparare ad adattarsi ai cambiamenti globali, riducendo l’individualismo per crescere e affrontare le sfide future ed in questo il ruolo della Fondazione Fresh potrà essere di grande aiuto.

Bologna, 19 febbraio 2025

 

 

La Fondazione Fresh (Fruit Research Center, for Excellent and Sustainable Horticulture), costituita nella primavera 2024, ha la finalità di sostenere e valorizzare le filiere frutticole italiane tramite l’individuazione, la promozione e l’adozione di innovazione a 360 gradi. La scorsa primavera, prima della sua costituzione formale, FRESH aveva organizzato un convegno sull’agrivoltaico, dal titolo “La frutticoltura deve cambiare, il Frutteto Elettrico è il nuovo Paradigma?”, ben ricevuto dal pubblico presente.

 

Per maggiori informazioni:

Dott.ssa Patrizia Plazzi, p.plazzi@eikoncommunication.com

Prof. Luca Corelli Grappadelli, luca.corelli@unibo.it

Dr. Giulio Demetrio Perulli, giulio.perulli@unibo.it

 

 

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